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Fascicolo 168

La risurrezione di Lazzaro

Alla tomba di Lazzaro  •  La risurrezione di Lazzaro  •  La riunione del Sinedrio  •  La risposta alla preghiera  •  Ciò che avvenne di Lazzaro

ERA DA poco passato mezzogiorno quando Marta partì per andare incontro a Gesù dopo che egli ebbe superato la sommità della collina vicino a Betania. Suo fratello Lazzaro era morto da quattro giorni ed era stato deposto nella loro tomba privata, situata all’estremità del giardino, nel tardo pomeriggio di domenica. La pietra all’entrata della tomba vi era stata rotolata il mattino di questo giorno, giovedì.

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Quando Marta e Maria avevano mandato ad informare Gesù sulla malattia di Lazzaro, avevano confidato che il Maestro avrebbe fatto qualcosa a tale riguardo. Esse sapevano che il loro fratello era in condizioni disperate, e sebbene osassero appena sperare che Gesù avrebbe lasciato il suo lavoro d’insegnamento e di predicazione per venire in loro aiuto, avevano una tale fiducia nel suo potere di guarire le malattie che pensavano gli sarebbe bastato pronunciare le parole curative e Lazzaro sarebbe guarito immediatamente. E quando Lazzaro morì alcune ore dopo che il messaggero era partito da Betania per Filadelfia, esse conclusero che era perché il Maestro non aveva saputo della malattia del loro fratello prima che fosse troppo tardi, prima che egli fosse già deceduto da parecchie ore.

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Ma esse, con tutti i loro amici credenti, furono grandemente sconcertate dal messaggio che il corriere riportò martedì mattina quando raggiunse Betania. Il messaggero insisté di aver sentito Gesù dire: “…questa malattia non porta in realtà alla morte.” Né esse riuscirono a comprendere perché egli non avesse inviato loro una parola né avesse offerto in altro modo il suo aiuto.

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Molti amici provenienti dai villaggi vicini ed altri provenienti da Gerusalemme vennero a confortare le sorelle affrante dal dolore. Lazzaro e le sue sorelle erano figli di un Ebreo benestante ed onorato, che era stato l’abitante di maggior riguardo del piccolo villaggio di Betania. E nonostante che tutti e tre fossero stati da lungo tempo ardenti seguaci di Gesù, erano molto rispettati da tutti quelli che li conoscevano. Essi avevano ereditato estesi vigneti e grandi oliveti nei dintorni, e che fossero ricchi fu ulteriormente attestato dal fatto che poterono permettersi una tomba funebre privata nella loro proprietà. Entrambi i loro genitori erano già stati deposti in questa tomba.

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Maria aveva rinunciato all’idea di veder giungere Gesù e si era abbandonata al suo dolore, ma Marta si attaccò alla speranza che Gesù venisse fino al mattino stesso in cui rotolarono la pietra davanti alla tomba e sigillarono l’entrata. Anche allora essa incaricò un ragazzo loro vicino di sorvegliare la strada di Gerico che scendeva dalla sommità della collina ad est di Betania; e fu questo ragazzo che portò a Marta la notizia che Gesù ed i suoi amici si stavano avvicinando.

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Quando Marta incontrò Gesù, cadde ai suoi piedi esclamando: “Maestro, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!” Molti timori stavano passando per la mente di Marta, ma essa non espresse alcun dubbio né si avventurò a criticare o a mettere in discussione la condotta del Maestro in relazione alla morte di Lazzaro. Dopo che essa ebbe parlato, Gesù si chinò e, rialzandola, disse: “Abbi solo fede, Marta, e tuo fratello risusciterà.” Allora Marta rispose: “Lo so che risusciterà nella risurrezione dell’ultimo giorno; ed anche ora credo che qualsiasi cosa chiederai a Dio, nostro Padre te la concederà.”

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Allora Gesù disse, guardando dritto negli occhi di Marta: “Io sono la risurrezione e la vita; e chi crede in me, anche se muore, vivrà ancora. In verità, chiunque vive e crede in me in realtà non morirà mai. Marta, tu credi questo?” E Marta rispose al Maestro: “Sì, io credevo da molto tempo che tu sei il Liberatore, il Figlio del Dio vivente, colui che doveva venire in questo mondo.”

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Avendo Gesù chiesto di Maria, Marta andò subito in casa e, bisbigliando a sua sorella, disse: “Il Maestro è qui ed ha chiesto di te.” E quando Maria udì ciò, si alzò subito ed uscì in fretta per andare incontro a Gesù, che era rimasto ancora sul posto, ad una certa distanza dalla casa, dove Marta l’aveva incontrato prima. Gli amici che erano con Maria cercando di consolarla, quando videro che si alzò in fretta ed uscì, la seguirono, supponendo che stesse andando alla tomba a piangere.

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Molti dei presenti erano acerrimi nemici di Gesù. Per questo Marta era uscita per incontrarlo da sola, e per questo era anche andata ad informare segretamente Maria che egli aveva chiesto di lei. Marta, pur volendo veramente vedere Gesù, desiderava evitare ogni possibile contrasto che potesse essere causato dal suo arrivo improvviso in mezzo ad un numeroso gruppo di suoi nemici di Gerusalemme. Marta era intenzionata a rimanere in casa con i loro amici mentre Maria andava a salutare Gesù, ma non vi riuscì, perché essi seguirono tutti Maria e si trovarono così inaspettatamente in presenza del Maestro.

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Marta condusse Maria da Gesù, e quando essa lo vide, cadde ai suoi piedi esclamando: “Se solo tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!” E quando Gesù vide come tutti loro erano affranti per la morte di Lazzaro, la sua anima fu mossa a compassione.

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Quando gli amici addolorati videro che Maria era andata a salutare Gesù, si trassero un po’ in disparte mentre Marta e Maria parlavano con il Maestro e ricevevano parole di conforto e d’esortazione a conservare una forte fede nel Padre ed una completa rassegnazione alla volontà divina.

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La mente umana di Gesù fu potentemente scossa dal conflitto tra il suo amore per Lazzaro e per le sue sorelle afflitte ed il suo sdegno e disprezzo per le dimostrazioni esteriori d’affetto manifestate da alcuni di questi miscredenti ebrei inclini all’assassinio. Gesù s’indignò molto per la dimostrazione di artificioso cordoglio esteriore per Lazzaro da parte di alcuni di questi professati amici, tanto più che questo falso dispiacere era associato nel loro cuore a così tanta acerrima inimicizia verso di lui. Alcuni di questi Ebrei, tuttavia, erano sinceri nel loro dolore, perché erano amici veri della famiglia. delete this element


 
 
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Il Libro di Urantia