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Fascicolo 115

L’Essere Supremo

LA GRANDE relazione con Dio il Padre è la filiazione. Con Dio il Supremo il compimento è il requisito indispensabile allo status—si deve fare qualcosa come pure essere qualcosa.

1. Relatività dei quadri concettuali

115:1.1

Degli intelletti parziali, incompleti ed in evoluzione sarebbero impotenti nell’universo maestro, sarebbero incapaci di formare il minimo modello razionale di pensiero, se non fosse per la capacità innata di ogni mente, superiore od inferiore, di formare un quadro universale in cui pensare. Se una mente non riesce a giungere a delle conclusioni, se non riesce a penetrare fino alle vere origini, allora tale mente infallibilmente postulerà delle conclusioni ed inventerà delle origini per avere un modo di pensare logico nel quadro di queste ipotesi create dalla mente. E mentre questi quadri universali per il pensiero delle creature sono indispensabili alle operazioni intellettuali razionali, sono senza eccezione erronei ad un grado più o meno alto.

115:1.2

I quadri concettuali dell’universo sono solo relativamente veri. Essi sono un’utile impalcatura che deve alla fine cedere il passo davanti all’espansione di una comprensione cosmica crescente. I modi d’intendere la verità, la bellezza, la bontà, la moralità, l’etica, il dovere, l’amore, la divinità, l’origine, l’esistenza, il proposito, il destino, il tempo, lo spazio, ed anche la Deità, sono soltanto relativamente veri. Dio è molto, molto di più che un Padre, ma il Padre è il più alto concetto di Dio da parte dell’uomo. Nondimeno la descrizione nella forma di Padre-Figlio della relazione tra il Creatore e la creatura sarà accresciuta dalle concezioni supermortali della Deità che saranno raggiunte in Orvonton, in Havona ed in Paradiso. L’uomo deve pensare in un quadro universale di mortale, ma ciò non significa che non possa immaginare altri quadri più elevati all’interno dei quali il pensiero può trovare posto.

115:1.3

Allo scopo di facilitare la comprensione umana dell’universo degli universi, i vari livelli della realtà cosmica sono stati designati come finito, absonito ed assoluto. Di questi soltanto l’assoluto è incondizionatamente eterno, veramente esistenziale. L’absonito ed il finito sono dei derivati, delle modificazioni, delle qualificazioni e delle attenuazioni della realtà assoluta originale e primordiale dell’infinità.

115:1.4

I domini del finito esistono in virtù del proposito eterno di Dio. Le creature finite, superiori ed inferiori, possono proporre delle teorie, e l’hanno fatto, sulla necessità del finito nell’economia cosmica, ma in ultima analisi esso esiste perché Dio ha voluto così. L’universo non può essere spiegato, né una creatura finita può offrire un motivo razionale alla propria esistenza individuale senza fare appello agli atti antecedenti e alla volontà preesistente di esseri ancestrali, Creatori o procreatori.

2. La base assoluta della Supremazia

115:2.1

Dal punto di vista esistenziale niente di nuovo può accadere in nessuna delle galassie, perché la completezza dell’infinità inerente all’IO SONO è eternamente presente nei sette Assoluti, è funzionalmente associata nelle triunità, ed è associata in modo trasmissibile nelle triodità. Ma il fatto che l’infinità sia così esistenzialmente presente in queste associazioni assolute non rende per nulla impossibile realizzare dei nuovi esperienziali cosmici. Dal punto di vista delle creature finite, l’infinità contiene molti fattori potenziali, elementi comportanti una possibilità futura piuttosto che un’attualità presente.

115:2.2

Il valore è un elemento unico nella realtà universale. Noi non comprendiamo come il valore di qualcosa d’infinito e di divino possa essere accresciuto, ma scopriamo che i significati possono essere modificati, se non accresciuti, anche nelle relazioni della Deità infinita. Per gli universi esperienziali anche i valori divini sono accresciuti in quanto attualità da una comprensione maggiore dei significati della realtà.

115:2.3

Tutto il piano della creazione e dell’evoluzione universale su tutti i livelli esperienziali è apparentemente una questione di conversione delle potenzialità in attualità; e questa trasmutazione concerne anche i regni della potenza spaziale, della potenza mentale e della potenza spirituale.

115:2.4

Il metodo apparente con cui le possibilità del cosmo sono portate all’effettiva esistenza varia da livello a livello; è l’evoluzione esperienziale nel finito e l’eventuarsi esperienziale nell’absonito. L’infinità esistenziale in realtà è onnicomprensiva in modo non qualificato, e questo stesso carattere onnicomprensivo deve necessariamente inglobare anche la possibilità di fare delle esperienze evoluzionarie finite. E la possibilità di una tale crescita esperienziale diviene un’attualità universale mediante relazioni di triodità che giungono fino al Supremo, e sono insite in esso.

3. L’originale, l’attuale ed il potenziale

115:3.1

Il cosmo assoluto è concettualmente senza limiti. Definire l’estensione e la natura di questa realtà primordiale equivale a porre delle qualificazioni all’infinità e ad attenuare il puro concetto di eternità. L’idea dell’infinito-eterno, dell’eterno-infinito, è non qualificata in estensione ed assoluta in fatto. Non c’è nessun linguaggio nel passato, nel presente o nel futuro di Urantia che sia adeguato ad esprimere la realtà dell’infinità o l’infinità della realtà. L’uomo, una creatura finita in un cosmo infinito, deve accontentarsi d’immagini deformate e di concetti attenuati di quell’esistenza illimitata, sconfinata, senza inizio e senza fine, che oltrepassa realmente la sua capacità di comprensione.

115:3.2

La mente non può mai sperare di afferrare il concetto di un Assoluto senza tentare prima di frazionare l’unità di una tale realtà. La mente unifica tutte le divergenze, ma in assenza totale di tali divergenze, la mente non trova alcuna base su cui tentare di formulare dei concetti di comprensione.

115:3.3

La stasi primordiale dell’infinità richiede una segmentazione prima che l’uomo ne tenti la comprensione. C’è un’unità nell’infinità che è stata espressa in questi fascicoli come l’IO SONO—il primo postulato della mente della creatura. Ma una creatura non potrà mai comprendere come avviene che questa unità diventi dualità, triunità e diversità pur restando un’unità non qualificata. L’uomo incontra un problema simile quando si ferma a contemplare la Deità indivisa della Trinità a fianco della personalizzazione multipla di Dio.

115:3.4

È soltanto la distanza dell’uomo dall’infinità che induce ad esprimere questo concetto con una sola parola. Mentre l’infinità è da un lato UNITÀ, dall’altro è DIVERSITÀ senza fine o limiti. L’infinità, quale è osservata dalle intelligenze finite, è il più grande paradosso della filosofia delle creature e della metafisica finita. Sebbene la natura spirituale dell’uomo giunga nell’esperienza dell’adorazione fino al Padre che è infinito, la capacità di comprensione intellettuale dell’uomo si esaurisce nella sua massima concezione dell’Essere Supremo. Oltre il Supremo i concetti sono sempre più dei nomi e sempre meno delle vere designazioni della realtà; essi diventano sempre di più la proiezione della comprensione finita verso il superfinito da parte della creatura.

115:3.5

Una concezione basilare del livello assoluto implica un postulato di tre fasi:

115:3.6

1. L’Originale. Il concetto non qualificato della Prima Sorgente e Centro, la manifestazione sorgente dell’IO SONO da cui trae origine ogni realtà.

115:3.7

2. L’Attuale. L’unione dei tre Assoluti di attualità, la Seconda e la Terza Sorgente e Centro e la Sorgente e Centro Paradisiaca. Questa triodità del Figlio Eterno, dello Spirito Infinito e dell’Isola del Paradiso costituisce la rivelazione attuale dell’originalità della Prima Sorgente e Centro.

115:3.8

3. Il Potenziale. L’unione dei tre Assoluti di potenzialità, l’Assoluto della Deità, l’Assoluto Non Qualificato e l’Assoluto Universale. Questa triodità di potenzialità esistenziale costituisce la rivelazione potenziale dell’originalità della Prima Sorgente e Centro.

115:3.9

L’interassociazione dell’Originale, dell’Attuale e del Potenziale produce le tensioni all’interno dell’infinità che si traducono nella possibilità di tutte le crescite nell’universo; e la crescita è la natura del Settuplo, del Supremo e dell’Ultimo.

115:3.10

Nell’associazione degli Assoluti della Deità, Universale e Non Qualificato, la potenzialità è assoluta mentre l’attualità è emergente. Nell’associazione della Seconda e della Terza Sorgente e Centro e della Sorgente e Centro Paradisiaca l’attualità è assoluta mentre la potenzialità è emergente. Nell’originalità della Prima Sorgente e Centro noi non possiamo dire se l’attualità o la potenzialità siano esistenti o emergenti—il Padre è.

115:3.11

Dal punto di vista del tempo, l’Attuale è ciò che fu e ciò che è; il Potenziale è ciò che è in divenire e che sarà; l’Originale è ciò che è. Dal punto di vista dell’eternità le differenze tra l’Originale, l’Attuale ed il Potenziale non sono così evidenti. Queste qualità trine non sono così distinte sui livelli dell’eternità paradisiaca. Nell’eternità tutto è—soltanto non tutto è ancora stato rivelato nel tempo e nello spazio.

115:3.12

Dal punto di vista della creatura, l’attualità è sostanza, la potenzialità è capacità. L’attualità esiste al centro e da là si espande nell’infinità periferica; la potenzialità va verso l’interno a partire dalla periferia dell’infinità e converge al centro di tutte le cose. L’originalità è ciò che prima causa e poi equilibra i doppi movimenti del ciclo delle metamorfosi della realtà da potenziali in attuali nonché la potenzializzazione degli attuali esistenti.

115:3.13

I tre Assoluti della potenzialità operano sul livello puramente eterno del cosmo, perciò non funzionano mai come tali sui livelli subassoluti. Sui livelli discendenti della realtà la troidità della potenzialità si manifesta con l’Ultimo e sul Supremo. Il potenziale può non attuarsi nel tempo rispetto ad una parte su qualche livello subassoluto, ma mai nell’insieme. La volontà di Dio alla fine prevale, non sempre a livello individuale ma invariabilmente riguardo all’insieme.

115:3.14

È nella triodità dell’attualità che le entità del cosmo hanno il loro centro; si tratti di spirito, di mente o di energia, tutto s’incentra in questa associazione del Figlio, dello Spirito e del Paradiso. La personalità del Figlio spirituale è l’archetipo maestro per tutte le personalità di tutti gli universi. La sostanza dell’Isola del Paradiso è l’archetipo maestro di cui Havona è una rivelazione perfetta ed i superuniversi una rivelazione in corso di perfezionamento. L’Attore Congiunto è allo stesso tempo l’attivazione mentale dell’energia cosmica, la concettualizzazione dei propositi spirituali e l’integrazione delle cause ed effetti matematici dei livelli materiali con i propositi ed i moventi volitivi del livello spirituale. In un universo finito, e per esso, il Figlio, lo Spirito ed il Paradiso operano nell’Ultimo, e su di lui, com’è condizionato e qualificato nel Supremo.

115:3.15

L’Attualità (della Deità) è ciò che l’uomo cerca nell’ascensione al Paradiso. La Potenzialità (della divinità umana) è ciò che l’uomo evolve in questa ricerca. L’Originale è ciò che rende possibile la coesistenza e l’integrazione dell’uomo attuale, dell’uomo potenziale e dell’uomo eterno.

115:3.16

La dinamica finale del cosmo concerne il trasferimento continuo della realtà dalla potenzialità all’attualità. In teoria potrebbe esserci una fine di questa metamorfosi, ma di fatto la cosa è impossibile, poiché il Potenziale e l’Attuale sono entrambi messi in circuito nell’Originale (nell’IO SONO), e questa identificazione rende per sempre impossibile porre un limite allo sviluppo progressivo dell’universo. Tutto ciò che è identificato con l’IO SONO non può mai cessare di progredire, perché l’attualità dei potenziali dell’IO SONO è assoluta, e la potenzialità degli attuali dell’IO SONO è anch’essa assoluta. Gli attuali apriranno sempre vie nuove alla realizzazione di potenziali fino ad allora impossibili—ogni decisione umana non solo rende attuale una nuova realtà nell’esperienza umana, ma apre anche una nuova capacità di crescita umana. In ogni bambino vive un uomo e nell’uomo maturo che conosce Dio risiede il progressore morontiale.

115:3.17

La statica della crescita non può mai apparire nell’insieme del cosmo poiché la base della crescita—gli attuali assoluti—è non qualificata, e le possibilità di crescita—i potenziali assoluti—sono illimitate. Da un punto di vista pratico i filosofi dell’universo sono giunti alla conclusione che non esiste nulla che si possa considerare come un termine.

115:3.18

Da un punto di vista circoscritto esistono in realtà molti termini, molte conclusioni di attività; ma da un punto di vista più ampio su un livello universale superiore non vi sono fini; soltanto transizioni da una fase di sviluppo ad un’altra. La cronicità maggiore dell’universo maestro concerne le numerose ere universali: le ere di Havona, dei superuniversi e degli universi esterni. Ma anche queste divisioni fondamentali delle relazioni sequenziali non possono essere che segni di confine relativi sulla strada maestra senza fine dell’eternità.

115:3.19

La penetrazione finale della verità, della bellezza e della bontà dell’Essere Supremo potrebbe solo rivelare alla creatura in progresso quelle qualità absonite della divinità ultima che risiedono oltre i livelli concettuali della verità, della bellezza e della bontà.

4. Le fonti della realtà del supremo

115:4.1

Ogni considerazione sulle origini di Dio il Supremo deve iniziare con la Trinità del Paradiso, perché la Trinità è la Deità originale mentre il Supremo è una Deità derivata. Ogni considerazione sulla crescita del Supremo deve tener conto delle triodità esistenziali, perché esse inglobano tutta l’attualità assoluta e tutta la potenzialità infinita (in congiunzione con la Prima Sorgente e Centro). Ed il Supremo evoluzionario è il punto culminante e personalmente volitivo della trasmutazione—della trasformazione—dei potenziali in attuali nel livello finito dell’esistenza e su di esso. Le due triodità, attuale e potenziale, inglobano la totalità delle interrelazioni della crescita negli universi.

115:4.2

La sorgente del Supremo è nella Trinità del Paradiso—la Deità eterna, attuale ed indivisa. Il Supremo è prima di tutto una persona-spirito, e questa persona-spirito proviene dalla Trinità. Ma il Supremo è in secondo luogo una Deità di crescita—di crescita evoluzionaria—e questa crescita deriva dalle due triodità, attuale e potenziale.

115:4.3

Se è difficile comprendere che le troidità infinite possano funzionare sul livello finito, soffermatevi a considerare che la loro stessa infinità deve contenere in sé la potenzialità del finito. L’infinità ingloba tutte le cose che vanno dall’esistenza finita più umile e più limitata alle realtà più elevate ed incondizionatamente assolute.

115:4.4

Non è meno difficile comprendere che l’infinito contiene il finito che capire come questo infinito si manifesti effettivamente al finito. Ma gli Aggiustatori di Pensiero che dimorano negli uomini mortali sono una delle prove eterne che anche il Dio assoluto (in quanto assoluto) può stabilire, e stabilisce effettivamente, un contatto diretto con tutte le creature dotate di volontà dell’universo, anche le più umili e più insignificanti.

115:4.5

Le triodità che inglobano collettivamente l’attuale ed il potenziale si manifestano sul livello finito in congiunzione con l’Essere Supremo. La tecnica di tale manifestazione è sia diretta che indiretta: diretta nella misura in cui le relazioni delle triodità si ripercuotono direttamente nel Supremo, indiretta nella misura in cui esse derivano dal livello esteriorizzato dell’absonito.

115:4.6

La realtà del Supremo, che è una realtà finita totale, è in corso di crescita dinamica tra i potenziali non qualificati dello spazio esterno e gli attuali non qualificati al centro di tutte le cose. Il dominio finito diviene così fattuale in virtù della cooperazione degli agenti absoniti del Paradiso e delle Personalità Creatrici Supreme del tempo. L’azione di portare a maturazione le possibilità qualificate dei tre grandi Assoluti potenziali è la funzione absonita degli Architetti dell’Universo Maestro e dei loro associati trascendentali. E quando queste eventualità hanno raggiunto un certo punto di maturazione, le Personalità Creatrici Supreme emergono dal Paradiso per impegnarsi nel compito multimillenario di portare gli universi in evoluzione ad un’effettiva esistenza.

115:4.7

La crescita della Supremazia deriva dalle triodità; la persona-spirito del Supremo deriva dalla Trinità; ma le prerogative di potere dell’Onnipotente sono basate sui successi della divinità di Dio il Settuplo, mentre l’unione delle prerogative di potere dell’Onnipotente Supremo con la persona spirituale di Dio il Supremo avviene in virtù del ministero dell’Attore Congiunto, il quale ha donato la mente del Supremo come fattore di congiunzione in questa Deità evoluzionaria.

5. Relazione del Supremo con la Trinità del Paradiso

115:5.1

L’Essere Supremo dipende assolutamente dall’esistenza e dall’azione della Trinità del Paradiso per la realtà della sua natura personale e spirituale. Mentre la crescita del Supremo è una questione di relazioni delle triodità, la personalità spirituale di Dio il Supremo dipende e deriva dalla Trinità del Paradiso, che rimane sempre la sorgente e centro assoluta di stabilità perfetta ed infinita attorno alla quale la crescita evoluzionaria del Supremo si sviluppa progressivamente.

115:5.2

La funzione della Trinità è collegata alla funzione del Supremo, perché la Trinità funziona su tutti i livelli (nella loro totalità), compreso il livello di funzione della Supremazia. Ma via via che l’era di Havona cede il passo all’era dei superuniversi, l’azione discernibile della Trinità come creatrice diretta cede il passo agli atti creatori dei figli delle Deità del Paradiso.

6. Relazione del Supremo con le Triodità

115:6.1

La triodità dell’attualità continua a funzionare direttamente nelle epoche posteriori ad Havona; la gravità del Paradiso coglie le unità di base dell’esistenza materiale, la gravità spirituale del Figlio Eterno agisce direttamente sui valori fondamentali dell’esistenza spirituale, e la gravità mentale dell’Attore Congiunto afferra infallibilmente tutti i significati vitali dell’esistenza intellettuale.

115:6.2

Ma via via che ogni stadio dell’attività creativa si estende nello spazio inesplorato, esso funziona ed esiste sempre più lontano dall’azione diretta delle forze creatrici e delle personalità divine che sono in posizione centrale—l’Isola assoluta del Paradiso e le Deità infinite che vi risiedono. Questi livelli successivi dell’esistenza cosmica divengono quindi sempre più dipendenti dagli sviluppi all’interno delle tre potenzialità Assolute dell’infinità.

115:6.3

L’Essere Supremo ingloba possibilità di ministero cosmico che non sono apparentemente manifestate nel Figlio Eterno, nello Spirito Infinito o nelle realtà non personali dell’Isola del Paradiso. Questa affermazione è fatta tenendo debitamente conto dell’assolutezza di queste tre attualità basilari, ma la crescita del Supremo non si fonda soltanto su queste attualità della Deità e del Paradiso, ma è anche coinvolta in sviluppi all’interno degli Assoluti della Deità, Universale e Non Qualificato.

115:6.4

Il Supremo non solo cresce via via che i Creatori e le creature degli universi in evoluzione giungono ad assomigliare a Dio, ma questa Deità finita fa anche l’esperienza di una crescita risultante dalla padronanza delle possibilità finite del grande universo da parte della creatura e del Creatore. Il movimento del Supremo è duplice: in intensità verso il Paradiso e la Deità, ed in estensione verso l’illimitatezza degli Assoluti del potenziale.

115:6.5

Nella presente era dell’universo questo doppio movimento è rivelato nelle personalità discendenti ed ascendenti del grande universo. Le Personalità Creatrici Supreme e tutti i loro associati divini riflettono il movimento divergente del Supremo verso l’esterno, mentre i pellegrini ascendenti provenienti dai sette superuniversi indicano la tendenza della Supremazia verso l’interno e convergente.

115:6.6

La Deità finita cerca sempre una doppia correlazione verso l’interno in direzione del Paradiso e delle sue Deità e verso l’esterno in direzione dell’infinità e degli Assoluti in essa contenuti. La potente eruzione della divinità creativa del Paradiso che si personalizza nei Figli Creatori e che manifesta il suo potere nei controllori del potere, indica il vasto fluire della Supremazia nei domini della potenzialità, mentre l’interminabile processione delle creature ascendenti del grande universo assiste al possente rifluire della Supremazia verso l’unità con la Deità del Paradiso.

115:6.7

Gli esseri umani hanno imparato che il movimento dell’invisibile può talvolta essere scorto osservando i suoi effetti sul visibile; e noi negli universi abbiamo imparato da molto tempo ad individuare i movimenti e le tendenze della Supremazia osservando le ripercussioni di tali evoluzioni nelle personalità e nei modelli del grande universo.

115:6.8

Anche se non ne siamo certi, noi crediamo che, in quanto riflesso finito della Deità del Paradiso, il Supremo sia impegnato in una progressione eterna nello spazio esterno; ma come qualificazione dei tre potenziali Assoluti dello spazio esterno questo Essere Supremo cerchi perpetuamente la coerenza paradisiaca. E questi movimenti duali sembrano dar conto della maggior parte delle attività fondamentali degli universi attualmente organizzati.

7. La natura del Supremo

115:7.1

Nella Deità del Supremo il Padre-IO SONO ha raggiunto una liberazione relativamente completa dagli inerenti limiti all’infinità dello status, all’eternità dell’essere e all’assolutezza della natura. Ma Dio il Supremo è stato liberato da tutte le limitazioni esistenziali solo assoggettandosi alle qualificazioni esperienziali di una funzione universale. Raggiungendo la capacità di fare esperienza, il Dio finito è anche soggetto alla necessità di quest’ultima; riuscendo a liberarsi dell’eternità l’Onnipotente incontra le barriere del tempo, ed il Supremo ha potuto conoscere la crescita e lo sviluppo solo come conseguenza della parzialità dell’esistenza e dell’incompletezza della natura, la non assolutezza dell’essere.

115:7.2

Tutto ciò deve essere conforme al piano del Padre, che ha basato il progresso finito sullo sforzo, la riuscita della creatura nella perseveranza e lo sviluppo della personalità sulla fede. Ma ordinando in questo modo l’evoluzione per esperienza del Supremo, il Padre ha reso possibile alle creature finite di esistere negli universi e, mediante la progressione esperienziale, di raggiungere un giorno la divinità della Supremazia.

115:7.3

Tutta la realtà, inclusi il Supremo ed anche l’Ultimo, ad eccezione dei valori non qualificati dei sette Assoluti, è relativa. Il fatto della Supremazia è fondato sul potere del Paradiso, sulla personalità del Figlio e sull’azione del Congiunto, ma la crescita del Supremo è connessa all’Assoluto della Deità, all’Assoluto Non Qualificato e all’Assoluto Universale. E questa Deità sintetizzante ed unificante—Dio il Supremo—è la personificazione dell’ombra finita proiettata attraverso il grande universo dall’unità infinita della natura insondabile del Padre del Paradiso, la Prima Sorgente e Centro.

115:7.4

Nella misura in cui le triodità operano direttamente sul livello finito, giungono fino al Supremo, che è la focalizzazione della Deità e la somma cosmica delle qualificazioni finite delle nature dell’Assoluto Attuale e dell’Assoluto Potenziale.

115:7.5

La Trinità del Paradiso è ritenuta essere l’inevitabilità assoluta; i Sette Spiriti Maestri sono apparentemente le inevitabilità della Trinità; l’attuazione del potere-mente-spirito-personalità del Supremo deve essere l’inevitabilità evoluzionaria.

115:7.6

Dio il Supremo non sembra essere stato inevitabile nell’infinità non qualificata, ma sembra esserlo su tutti i livelli della relatività. Egli è indispensabile per focalizzare, riassumere ed inglobare l’esperienza evoluzionaria, unificando efficacemente i risultati di questo modo di percepire la realtà nella sua natura di Deità. E sembra fare tutto ciò con il proposito di contribuire all’apparizione dell’eventuazione inevitabile, la manifestazione superesperienziale e superfinita di Dio l’Ultimo.

115:7.7

L’Essere Supremo non può essere pienamente apprezzato senza prendere in considerazione la sua sorgente, la sua funzione ed il suo destino: la relazione con la Trinità che lo origina, l’universo di attività e la Trinità Ultima di destino immediato.

115:7.8

Totalizzando i fattori dell’esperienza evoluzionaria il Supremo collega il finito all’absonito, così come la mente dell’Attore Congiunto integra la spiritualità divina del Figlio personale con le energie immutabili dell’archetipo del Paradiso, e come la presenza dell’Assoluto Universale unifica l’attivazione della Deità con la reattività del Non Qualificato. Questa unità deve essere una rivelazione del lavoro non rivelato dell’unità originale della Prima Causa-Padre e del Primo Archetipo-Sorgente di tutte le cose e di tutti gli esseri.

115:7.9

[Presentato da un Possente Messaggero in soggiorno temporaneo su Urantia.]


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